Dai 25.000 di Banana Republic a Vasco, da Bowie a Liga: uno stadio nel tempo del rock
Dal Giornale di Brescia - sabato, 19 settembre 2009 (www.giornaledibrescia.it)


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Un capitolo a parte, anzi una traccia a parte, meritano i concerti ospitati dal "Rigamonti". A partire da quello di Dalla e De Gregori del '79 - nel ventennale dell'impianto - che detiene tuttora il record di spettatori, con circa 25.000 presenze.
Quel sabato 23 giugno, con il palco a ridosso della curva Sud, i bresciani scoprirono che Rosalino Cellamare era diventato grande, aveva cambiato stile e nome. L'adolescente che nel '70 a Sanremo in coppia con Nada aveva cantato "Pa' diglielo a ma'", ora si chiamava Ron, aveva curato gli arrangiamenti della tournée e affidava la sua nuova carriera a "I ragazzi italiani".
Quella sera i bresciani fecero la conoscenza di un gruppo di musicisti di talento ("Hanno suonato e cantato per voi: Ricky Portera alle chitarre, Marco Manni al basso, Giovanni Pezzoli alla batteria grigia, Fabio Liberatori e Gaetano Curreri alle tastiere", per dirla con Francesco De Gregori sulle note di "Ma come fanno i marinai"), i quali da qualche anno accompagnavano Lucio Dalla e ben presto si sarebbero messi in proprio con l'evocativo nome di "Stadio".
I bresciani avrebbero poi ritrovato il loro entusiasmo nel fortunatissimo "Banana Republic", l'album live registrato tra "Rigamonti", Comunale di Bologna (che non era ancora stato intitolato a Renato Dall'Ara) e "Bentegodi", uscito nel successivo settembre, ed i loro volti nel film di Ottavio Fabbri, che porta sempre il nome della cover del brano di Steve Goodman.
Un concerto divenuto parte integrante della storia della musica italiana ("è tutta musica leggera, ma come vedi la dobbiamo cantare, è tutta musica leggera ma la dobbiamo imparare"),così come altre date ospitate dall'impianto di Mompiano.
Poi, martedì 8 luglio 1997 fu la volta di David Bowie, che, in piena fase "Jungle", sedusse le migliaia di spettatori provenienti da mezza Italia iniziando con "Quicksand" del '71, per proseguire con "All the Young Dudes" ('72) e "The Jean Genie" ('73). Un concerto straordinario, per la spessore dell'artista, la rara frequentazione delle platee italiane, la qualità dei musicisti che lo accompagnarono, a partire dalla sezione ritmica affidata al batterista Zachary Alford ed alla bassista (e splendida cantante) Gail Ann Dorsey. Senza dimenticare che il "Duca bianco", giocando sull'assonanza, trasformò "Under Pressure" in "Under Brescia"....
Ma fu quella del 2000, l'estate musicalmente più ricca di un "Rigamonti, che in ottobre avrebbe accolto un altro interprete straordinario, Roby Baggio. A giugno lo stadio ospitò Elton John per il concerto "solo" slittato di un anno per il malore che lo colpì proprio la vigilia della data bresciana. Quindi i "Cranberries" (con Dolores O' Riordan in dolce attesa) e a settembre Ligabue che, sulle note di "Una vita da mediano", propose sul maxischermo le figurine dei migliori interpreti di quel ruolo, compreso il bresciano Ottavio Bianchi.
Parlando di stelle di prima grandezza in grado di riempire stadi anche più grandi, ricordiamo il Vasco del primo luglio '89, nell'ambito del tour "Liberi Liberi", lo Zucchero di "Oro Incenso e Birra", ma anche Renato Zero, l'ultimo ad esibirsi al "Rigamonti", nel 2002, a più di vent'anni dalla precedente apparizione. In quell'occasione, quando il cantante decise di scendere sul prato per avvicinarsi al pubblico, centinaia di "sorcini" scavalcarono le transenne. Zero, spaventato da tanto irruente entusiasmo, raccolse nel pugno la tunica lunga fino ai piedi e, simile al Renato Rascel di Padre Brown quando giocava a calcio, riguadagnò di gran carriera il palco.
Franco Bassini
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