Fondatore degli STADIO, insieme a Gaetano Curreri, Giovanni Pezzoli, Fabio Liberatori e Marco Nanni.
Il primo approccio di Ricky Portera con il panorama musicale, risale al Luglio 1969. Entra infatti a fare parte dei "Club72" gruppo nato alcuni anni prima a Castelfranco Emilia. Gia dalle prime uscite riscuote grande interesse ed apprezzamento da parte del pubblico per il suo stile e la sua grande tecnica. È fondatore degli Stadio da cui si è separato, non senza polemiche, dopo i fortunati primi quattro album che valsero al gruppo, proprio per la presenza del grande chitarrista, il soprannome di "Toto" italiani.
Storico collaboratore di Lucio Dalla,è stato anche chitarrista di Ron e altri autori italiani come Eugenio Finardi e Loredana Bertè.
È considerato uno dei migliori chitarristi italiani, possiede qualità tecniche e talento indiscussi e riconosciuti da tutti i colleghi e dal pubblico più competente. In particolare è noto per l'intensità emotiva dei suoi assoli, e l'uso originale del "tapping" anche "strisciato" e della leva.
Lucio Dalla ha "celebrato" le virtù tecniche e il fascino che Portera ha da sempre sul pubblico femminile, scrivendo per lui il brano "Grande figlio di puttana" che divenne, nel 1982, il primo grande successo degli Stadio.
Ricky Portera, un ragazzo incorreggibile a cui tutto si perdona.
Il primo approccio di Ricky Portera con il panorama musicale, risale al Luglio 1969. Entra infatti a fare parte dei "Club72" gruppo nato alcuni anni prima a Castelfranco Emilia. Gia dalle prime uscite riscuote grande interesse ed apprezzamento da parte del pubblico per il suo stile e la sua grande tecnica. È fondatore degli Stadio da cui si è separato, non senza polemiche, dopo i fortunati primi quattro album che valsero al gruppo, proprio per la presenza del grande chitarrista, il soprannome di "Toto" italiani.Storico collaboratore di Lucio Dalla,è stato anche chitarrista di Ron e altri autori italiani come Eugenio Finardi e Loredana Bertè.
È considerato uno dei migliori chitarristi italiani, possiede qualità tecniche e talento indiscussi e riconosciuti da tutti i colleghi e dal pubblico più competente. In particolare è noto per l'intensità emotiva dei suoi assoli, e l'uso originale del "tapping" anche "strisciato" e della leva.
Lucio Dalla ha "celebrato" le virtù tecniche e il fascino che Portera ha da sempre sul pubblico femminile, scrivendo per lui il brano "Grande figlio di puttana" che divenne, nel 1982, il primo grande successo degli Stadio.
tratto da "Wikipedia"
Ricky Portera, un ragazzo incorreggibile a cui tutto si perdona.
È il chitarrista preferito da Lucio Dalla, ha fondato gli Stadio nel 1980, li ha lasciati sei anni dopo suonando "Au Revoir".
Con quella faccia lì, il destino di Vincenzo Portera da Messina era segnato fin dall'inizio. Troppo bello per fare "solo" il chitarrista alle spalle del cantante. Troppo scapestrato per essere lui il leader, il capitano della squadra. Bello e dannato. Un "grande figlio di puttana" senza alcuna possibilità, né volontà, di redenzione. Lo invidiamo tutti un po', perché non capita a molti di ispirare una canzone a Lucio Dalla. Se poi questa canzone diventa il motivo conduttore di un film come "Borotalco", l'invidia diventa ammirazione.
Vincenzo che volle chiamarsi Ricky, in omaggio, sembra, a Richie Blackmore, chitarrista dei Deep Purple, uno che i distorsori li metterebbe anche nel campanello di casa. Con il suo aspetto da "guerriero della notte" invecchiato ma mai domo si è presentato sei mesi fa a Roma, alla Stazione Birra, per far sentire le canzoni del disco "Ci sono cose…", il secondo in vent'anni di carriera solista.
Ad accompagnarlo una band piena di bei nomi del rock della via Emilia: da Roberto "Freak" Antoni degli Skiantos, a Roberto Costa, ingegnere del suono e bassista che ha lavorato un po' con tutti, Stadio compresi, a Max Cottafavi, chitarra di Ligabue al tempo dei ClanDestino. Nel finale una versione in prima persona di "Grande figlio di puttana", inevitabile e molto applaudita. Prima ancora "C'è".
Nessuna delle due è nel disco, che però contiene un inedito duetto Portera / Curreri in "Canzoni alla radio": un'ospitata che ha riavvicinato gli antichi amici rivali. Altro ospite di riguardo Lucio Dalla, che ha detto sì ad una rivisitazione de "La sera dei miracoli". "Rivive con essa tutta l'emozione che ho provato la prima volta che mi si è presentato davanti agli occhi quel grande "miracolo" che è Roma", scrive Portera, come dargli torto? Il resto è roba sua al cento per cento, parole e musica, e forse per le parole avrebbe potuto farsi aiutare da un amico: "Ci sono cose…", "Alla luna", "Bambina mia" (dedicata alle due figlie), "Bastardo dentro", "Troppo sesso"… Canzoni che parlano di letti disfatti, di tazze di caffè, di rabbia ed emozione, del tempo che ti scrive sulla faccia, e poi comunque "spunta l'alba e mi devo alzare". A volte sembra di sentire la Steve Rogers Band, la chitarra "sporca" di Maurizio Solieri e la voce di Massimo Riva che implora "Alzati la gonna".
Credo che Ricky sia per Lucio quello che Massimo era per Vasco. Una sorta di fratello minore incorreggibile, quello a cui tutto si perdona, quello che non crescerà mai, che resterà un ragazzo per sempre, "eighteen 'til I die", come canta Bryan Adams, un altro che non vuole saperne d'invecchiare. In fondo, a lui va bene così.
Con quella faccia lì, il destino di Vincenzo Portera da Messina era segnato fin dall'inizio. Troppo bello per fare "solo" il chitarrista alle spalle del cantante. Troppo scapestrato per essere lui il leader, il capitano della squadra. Bello e dannato. Un "grande figlio di puttana" senza alcuna possibilità, né volontà, di redenzione. Lo invidiamo tutti un po', perché non capita a molti di ispirare una canzone a Lucio Dalla. Se poi questa canzone diventa il motivo conduttore di un film come "Borotalco", l'invidia diventa ammirazione.
Vincenzo che volle chiamarsi Ricky, in omaggio, sembra, a Richie Blackmore, chitarrista dei Deep Purple, uno che i distorsori li metterebbe anche nel campanello di casa. Con il suo aspetto da "guerriero della notte" invecchiato ma mai domo si è presentato sei mesi fa a Roma, alla Stazione Birra, per far sentire le canzoni del disco "Ci sono cose…", il secondo in vent'anni di carriera solista.
Ad accompagnarlo una band piena di bei nomi del rock della via Emilia: da Roberto "Freak" Antoni degli Skiantos, a Roberto Costa, ingegnere del suono e bassista che ha lavorato un po' con tutti, Stadio compresi, a Max Cottafavi, chitarra di Ligabue al tempo dei ClanDestino. Nel finale una versione in prima persona di "Grande figlio di puttana", inevitabile e molto applaudita. Prima ancora "C'è".
Nessuna delle due è nel disco, che però contiene un inedito duetto Portera / Curreri in "Canzoni alla radio": un'ospitata che ha riavvicinato gli antichi amici rivali. Altro ospite di riguardo Lucio Dalla, che ha detto sì ad una rivisitazione de "La sera dei miracoli". "Rivive con essa tutta l'emozione che ho provato la prima volta che mi si è presentato davanti agli occhi quel grande "miracolo" che è Roma", scrive Portera, come dargli torto? Il resto è roba sua al cento per cento, parole e musica, e forse per le parole avrebbe potuto farsi aiutare da un amico: "Ci sono cose…", "Alla luna", "Bambina mia" (dedicata alle due figlie), "Bastardo dentro", "Troppo sesso"… Canzoni che parlano di letti disfatti, di tazze di caffè, di rabbia ed emozione, del tempo che ti scrive sulla faccia, e poi comunque "spunta l'alba e mi devo alzare". A volte sembra di sentire la Steve Rogers Band, la chitarra "sporca" di Maurizio Solieri e la voce di Massimo Riva che implora "Alzati la gonna".
Credo che Ricky sia per Lucio quello che Massimo era per Vasco. Una sorta di fratello minore incorreggibile, quello a cui tutto si perdona, quello che non crescerà mai, che resterà un ragazzo per sempre, "eighteen 'til I die", come canta Bryan Adams, un altro che non vuole saperne d'invecchiare. In fondo, a lui va bene così.
di Piero F. (ottobre 2007)
Ultimo aggiornamento ( Venerdì 15 Maggio 2009 23:35 )
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